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Il pianto di un neonato e il disturbo dei condomini

1/28/2017

 

Il pianto di notte del bambino: un “incubo” a occhi (purtroppo) aperti per i neo genitori alle prese con il nuovo arrivato.

Ma se mamma e papà sono tenuti a sopportare (con gioia) anche il più insistente dei pianti, non è detto che debbano farlo anche i vicini di casa, disturbati anche loro dalle coliche o dal dentino che sta per nascere.

E così, al di là delle espressioni di compiaciuta tenerezza, stampate nell’ascensore o sulle scale, c’è sempre qualcuno che storce il naso. E, magari, nello studio dell’avvocato di famiglia, chiede se, a livello legale, può fare qualcosa? Rivolgersi all’amministratore oppure a un tribunale?

La nostra legge tutela i rapporti di buon vicinato; in particolare, stabilisce che all’interno di un edificio in condominio non vengano tenuti comportamenti o svolte attività che turbino la tranquillità della vita quotidiana e, in particolare, notturna.

Il codice civile [1] tutela quei soggetti che subiscono immissioni di fumi, vibrazioni e rumori, quali propagazioni provenienti dalla proprietà vicina. Può riguardare immissioni causate da attività di produzione, ma anche provenienti da civili abitazioni, come spesso nell’ambito condominiale.

In questi casi, come abbiamo più volte detto, ci si può rivolgere al tribunale solo se il rumore supera la cosiddetta “normale tollerabilità” (leggi l’articolo “Quando si considera superata la normale tollerabilità?”). L’intervento del giudice è volto a contemperare le diverse esigenze e a ridurre le immissioni che superino la normale tollerabilità.

Nel caso del pianto del bambino, la quiete del vicino non è turbata da comportamenti evitabili degli altri vicini, ma da quello di un soggetto privo di capacità di controllo sui propri istinti, quale un minore in tenerissima età.

È evidente che la responsabilità si sposta sui genitori dell’infante, che potrebbero essere chiamati ad intervenire per ridurre le turbative dovute al pianto del figlio, fino addirittura alla previsione di opere di insonorizzazioni delle pareti divisorie fra le proprietà. Il che potrebbe avvenire, in particolar modo, in quegli appartamenti i cui muri divisori siano particolarmente sottili e consentano una facile propagazione delle onde sonore.

Dunque, bisognerà valutare caso per caso, anche all’esito di una perizia del consulente tecnico d’ufficio, nominato dal giudice, che valuterà l’eventuale incidenza del rumore del pianto sugli appartamenti adiacenti.

In ogni caso, il vicino che si lamenta dovrà contemperare le proprie esigenze di quiete con una certa tolleranza, dovuta alla particolare situazione nella quale rimangono imprescindibili i bisogni e i diritti del minore. Non dimentichiamo, infatti, che esiste un principio di solidarietà sociale, che va ben oltre la rigida regola del diritto e che opera tanto più quando si ha a che fare con diritti di bambini o di individui più deboli.

I neonati possono piangere perché hanno sete, fame, caldo, freddo, sonno, bisogno di uscire di casa e altri buoni motivi. Spesso il pianto serale dei neonati è confuso con la colica, ma non è sempre così. I neonati, come una cassa di risonanza, percepiscono i sentimenti e la stanchezza della madre accumulata durante la giornata trascorsa e trasformano queste tensioni in un pianto spesso, inconsolabile.

Molte mamme si accorgono che i bambini si tranquillizzano non appena si trovano tra le braccia del padre, magari appena rientrato dal lavoro. Questo conferma quanto sia importante avvicinarsi al bambino e accogliere il suo pianto, cercando di non perdere la pazienza. L’aiuto del papà è fondamentale perché permette alla mamma un momento di pausa e di riposo.

La scelta del luogo dove il bambino dorme è naturalmente molto personale; tuttavia non vi sono prove che dormire con i genitori o vicino a loro sia dannoso per nessuno, anzi, permette alle madri di allattare, senza doversi alzare di frequente. I genitori non dovrebbero aspettarsi che i loro bambini dormano tutta la notte a 2, 6, 8 mesi o più. In realtà si svegliano tantissimo. Se si svegliano e sono soli, allora il loro scopo è di cercare di ridurre questa separazione, questo senso di abbandono col pianto; in questo caso dormire con o vicino al genitore (cosleeping) è una scelta funzionale, che può consentire a entrambi di dormire bene. La frase del grande psicologo infantile Winnicott: “Non esiste un neonato, esiste un neonato e qualcuno“, è una bella metafora che ci fa comprendere come le “aspettative biologiche” del neonato rispetto alle sue esperienze di sonno, sono in netto contrasto con le nostre “aspettative culturali”.

Il pianto del bambino indica uno stress – piuttosto che un capriccio – e il pianto senza conforto, anche se breve, può essere molto stressante. I genitori si rassicurino: rispondere ai bisogni e al pianto del bambino non lo “vizierà”. Infatti è più probabile che i bambini sviluppino un attaccamento di tipo sicuro (fondamentale una buona salute mentale nell’età adulta) se i loro segnali di stress ricevono risposte immediate, coerenti e adeguate.

Quando un neonato piange, lo fa con tutto il corpo: non solo usa la mimica del viso, ma si contrae tutto, chiude i pugni, ritrae le gambe e non è escluso che, così facendo, emetta aria. Ma non è sempre l’aria a far sì che, da sempre, i neonati, arrivando a sera, quando inizia ad imbrunire, comincino ad “avere le coliche”, che magari si calmeranno, dopo vari tentativi, tra le braccia sfinite dei genitori.

 

Fonte: La legge per tutti

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