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Indennità di disoccupazione. Alcune novità per gli assegnisti di ricerca e i dottori di ricerca

4/13/2017

 

 

 

 

Cari amici di Studio Legale nel Sociale, oggi affronteremo un argomento molto delicato che riguarda il diritto degli assegnisti di ricerca e dottori di ricerca a fare domanda di indennità di disoccupazione. 

Va precisato, innanzitutto che, la Commissione Lavoro di Montecitorio ha approvato un emendamento al ddl sul lavoro autonomo non imprenditoriale che rende strutturale la cosiddetta DIS-COLL (ovvero l’indennità di disoccupazione per collaboratori), estendendola anche ad assegnisti di ricerca e dottorandi. Si tratta i una nuova forma di indennità di disoccupazione introdotta dall'articolo 15 del Dlgs 22/2015 (uno dei decreti attuativi del Jobs act che ha previsto il riordino di indennità e sussidi) per i lavoratori parasubordinati che sostituisce l'indennità una tantum. E ha come destinatari i collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto iscritti in via esclusiva alla gestione separata presso l’Inps, non pensionati e privi di partita Iva, che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione.

La misura dovrà passare al vaglio finale dei due rami del Parlamento (prima in Aula alla Camera e poi al Senato per il sì definitivo) e si articola nelle seguenti proposte:

- l'assegno di disoccupazione è riconosciuto agli assegnisti e ai dottorandi di ricerca con borsa di studio che concluderanno il proprio contratto (o percepiranno l'ultima borsa) dopo il primo luglio 2017. La DIS-COLL non spetterà a chi ha concluso o concluderà il contratto prima di questa data;

- incremento dell'aliquota Inps dello 0,51%, di cui solo 1/3 a carico di dottorandi e assegnisti (0,17%, 1,93 euro mensili per i dottorandi, 2,74 per quanto riguarda gli assegnisti);

- i dottorandi senza borsa di studio, i borsisti di ricerca e i collaboratori a partita Iva restano esclusi da questa misura.

In un comunicato congiunto, Flc Cgil e Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, ndr) plaudono all'approvazione dell'emendamento: "Si tratta di una prima importantissima vittoria delle ricercatrici e dei ricercatori precari - scrivono - che in questi anni si sono mobilitati con presidi, manifestazioni e petizioni e proprio nelle ultime ore hanno promosso e diffuso la petizione che ha raccolto in sole 24 ore oltre 3.000 firme".

"Si tratta anche del sacrosanto riconoscimento della dignità del lavoro di ricerca, lesa non solo dalle condizioni di estrema precarietà in cui versano assegnisti e dottorandi, ma anche dalle improvvide e ripetute dichiarazioni del Ministro del Lavoro, che in più occasioni ha affermato che quello svolto da questi soggetti non sarebbe vero e proprio lavoro", sottolineano Flc Cgil e Adi.

Tuttavia le due associazioni chiedono al governo di ritirare la norma che prevede l’introduzione di un’aliquota aggiuntiva dello 0,51% per 1/3 a carico dei fruitori della misura: "I parasubordinati che versano alla gestione separata Inps - spiegano - sono già gravati da un carico contributivo assai importante (quest’anno il 32,72%), a fronte del quale ricevono prestazioni sociali inadeguate e comunque inferiori rispetto a quelle delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti".

Infine, la platea dei beneficiari dell'indennità va allargata secondo Flc Cgil e Adi, che invitano il Parlamento a estendere la DIS-COLL anche dottorandi senza borsa di studio, borsisti di ricerca e collaboratori a partita Iva, al momento esclusi dall'emendamento.

 

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