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Lavorare stanca! L'amico Luca

5/10/2019

 

 

 

 

La storia di oggi, del nostro amico Luca, è un pò triste ma allo stesso tempo rincuora tutti coloro che si trovano nella condizione del signor Antonio. La storia di Antonio ci sbatte in faccia,  la cruda realtà che interessa in mercato del lavoro ai giorni d'oggi e l'importanza delle aspettative e della speranza. Il valore umano, le gratificazioni intrinseche (non misurabile economicamente) devono essere il vero carburante per un motore pronto a ripartire. 

 

Buona lettura!!!

 

"I profeti della libertà per azioni sentenziano: chi ha voglia di lavorare, lavora. Verissimo. Ma dimenticano di aggiungere: non è detto che questo produca reddito. Avete presente quei grafici che sintetizzano l’incontro tra domanda e offerta? Bene, se non c’è più una intersecazione si trasformano in linee parallele, il cui teorico appuntamento avviene all’infinito. Ossia mai. Antonio è un rappresentate di mobili da esterni. Non chiedetemi il perché, ma svolge da oltre venti anni questa misteriosa professione. Non ha, per intenderci, velleità poetiche o politiche. Il suo compito è vendere ad altri commercianti accessori per terrazzi e giardini. A causa dell’increscioso crollo dei consumi la sua fetta di mercato è andata progressivamente estinguendosi. Sono anni, in pratica, che gira a vuoto. Va in missione segreta in Calabria e spende qualche centinaio di euro tra benzina, pranzi e pernottamenti. Torna, immancabilmente, con un bilancio in negativo. Ad esempio: spende 300 e incassa 100. E, ciliegina sulla torta, dopo novanta giorni. Come fa? La moglie è insegnante ed è, oltre la mamma che gli ha lasciato una casa in eredità, il suo main sponsor. Praticamente è la moglie che gli fornisce un reddito. Non farebbe meglio a smettere? Intascare direttamente una parte dello stipendio della moglie, senza sperperarlo in spedizioni punitive. Ho interrogato spesso Antonio su questo punto: “E’ solo un momento, poi non so fare altro”. I profeti della libertà, dalle colonne infuocate dei loro editoriali, dimenticano il peso “umano” insito in ogni sconfitta. Il valore intrinseco del lavoro come perno esistenziale su cui costruire la propria identità. Quei ferri vecchi che hanno redatto la Costituzione, “L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro”, avevano torto. Carla è una storica dell’arte ( per religione dico sempre la verità, ma i nomi li devo inventare, scusatemi). Per redigere una scheda su una statua, ad esempio, prende venti euro. Non stiamo parlando di una professionista improvvisata: Carla è una studiosa che tiene conferenze in mezzo mondo, che proviene da una famiglia notissima e che è di una classe, cultura e professionalità assai rare. Venti euro per circa un giorno di lavoro. A volte, consapevole del suo privilegio, alza gli occhi dalle “sudate carte” per osservare la domestica rumena che, a differenza sua, percepisce dieci euro l’ora. Si pone, in pratica, degli interrogativi: “ se non fossi ricca? Se non avessi, guarda caso, sposato un uomo altrettanto ricco?” Sono domande che da donna intelligente non riguardano stessa, ma un’eventuale storica dell’arte di pari talento e non di pari lignaggio. Ma veniamo a noi. In questo Paese ci sono persone per cui il lavoro è diventato un hobby. Commercianti, agricoltori, professionisti, giornalisti, imprenditori che ogni mattina alzano la saracinesca sapendo di perdere danaro. Lo fanno per non licenziare o per non abdicare. E i giovani? Un tempo si diceva “mantenuti agli studi”, oggi conosco centinaia di ragazzi che sono “mantenuti al lavoro”. E’ una guerra di trincea che ha qualcosa di stupito e qualcosa di eroico. Ma cosa pontificano i nostri pensatori? L’avvento di nuove professioni e di miracolosi guadagni. Senza interventi strutturali in materia, l’unica nuova professione italica è il raccattatore di gratta e vinci usati. Chi compra i gratta e vinci? Gli anziani, gli stranieri, i giocatori compulsivi. Sono tre categorie di persone che, per ragioni differenti, possono commettere degli errori di valutazione nel giudicare un gratta e vinci perdente. Ogni quattro gratta e vinci, statistiche alla mano, uno è vincente. Non stiamo parlando di vincite significative. Per intenderci: gratta e vinci da cinque euro, vincita da cinque euro. Ma se uno non ha investito per comprarli? Ogni circa quaranta gratta e vinci usati, uno è vincente. Provate per credere. E’ a questo genere di professioni che si riferiscono i nostri economisti? Tabaccai, disoccupati e furbetti già da tempo hanno fiutato il business. Ma gli altri? Cosa faremo fare ai milioni di ragazzi che finito il percorso di sfruttamento legalizzato fatto da tirocini, stage, contratti di formazione, praticantati, collaborazioni occasionali e chi più ne ha più ne metta, si troveranno direttamente fuori dal mercato del lavoro? Perché vecchi, perché fuori dalle agevolazioni, perché non più “sfruttabili”. Espulsi dal mercato del lavoro, ancora prima di esserci entrati. Giuseppina è un’avvocatessa di strada di una città del nord. Da oltre venti anni non percepisce reddito e svolge il suo lavoro a titolo totalmente gratuito. Perché questa scelta? “Avevo uno studio. Dei clienti. Un tormento difendere dei farabutti e poi alla fine non riuscivo a farmi pagare e dovevo chiedere i soldi a mio marito per le tasse e le spese. Un giorno lui mi ha detto: “sei la luce della mia vita. Abbiamo i nostri figli. A te fa schifo quello che fai. Lascia stare tutto e fai quello che ti piace”. Così, invece di fare volontariato ogni tanto, ho iniziato a farlo tutti i giorni e senza pormi il problema che il mio reddito sarebbe stato per sempre ZERO.” Il suo matrimonio, colpito dalle nevrosi della new economy, è uscito indenne dal logorio del tempo. Si è realizzata come donna, come moglie e come mamma, ponendosi un obiettivo oscuro ai nostri pensatori illuminati. Il reddito zero non vissuto come sconfitta. Il miracoloso cerchio di bilancio che si chiude in modo poetico, senza curve di Phillips o dei suoi nipotini. Aiutare gli altri. Non rubare e non farsi derubare. Quello che i nostri maestri della libertà non ci hanno spiegato è riassumibile nel: “tu vò fa l’ammericano… ma sì nato in Italy”. Nel senso che prendere ad esempio la cultura del lavoro Nord Americano, senza prendere il suo dinamismo sociale, è stata una sciagura morale che ci ha spinto a livelli di alienazione propri delle dittature più sanguinare del secolo scorso. Forse non è il dissenso a generare morte, ma è come dire il caso a premere il grilletto. E, vi assicuro, fa ancora più male. Sapete quanto costa un gancio salvavita per chi lavora sulle impalcature? Dodici euro. Sapete quanti operai muoiono in incidenti facilmente evitabili? Non ci resta che piangere, o rubare. Anche io ho rubato. Una volta ho deciso di produrre il mio olio. La strategia che ho utilizzato era da manuale dei nuovi filosofi della libertà: ho rubato le olive e la manodopera al padre di un mio amico. E sapete quale è stato il risultato? Senza pagare niente e senza passaggi commerciali ogni litro di olio mi è costato quattro euro. Meditate amici quando lo comprate a questa cifra nei supermercati.

 

L'amico Luca

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